Lo 'stregone della chitarra' a Napoli, un libro celebra il maestro Eduardo Caliendo
Storia del chitarrista di Roberto Murolo, con i contributi di Edoardo e Eugenio Bennato
(di Agnese Ferrara) MAURO DI DOMENICO, 'UNO STREGONE A NAPOLI. EDUARDO CALIENDO. LA CHITARRA' (Edizioni Mea, pp. 190, 18 euro) Nato a Napoli, tra i vicoli della Sanità, a due passi dalla casa di Totò, il maestro di chitarra, arrangiatore e compositore italiano, Eduardo Caliendo (1922-1993) custodisce la tradizione musicale partenopea ed è una figura quasi leggendaria. Chitarrista di Roberto Murolo, storico maestro di chitarra del Rione Sanità, è un riferimento assoluto per intere generazioni di musicisti. In molti infatti hanno frequentato la sua casa-scuola considerandolo una sorta di 'stregone buono', capace di insegnare non solo la tecnica dello strumento, ma anche l'anima intima della cultura napoletana. L'eredità artistica e umana del musicista viene celebrata da Mauro Di Domenico, chitarrista, compositore e arrangiatore oltre che allievo di Caliendo, nel libro 'Uno stregone a Napoli. Eduardo Caliendo. La chitarra', edito da Edizioni Mea. "Il volume è un racconto intimo, evocativo e corale nel quale la memoria privata dell'autore si intreccia con quella collettiva di una città che ha saputo generare alcune delle personalità più significative della cultura italiana, - spiega Di Domenico. - Le pagine riportano il lettore nella casa-scuola di via Antesaecula, a pochi passi dall'abitazione di Totò: un luogo quasi leggendario, fatto di libri, spartiti, strumenti musicali e di un tavolo speciale, ricoperto da un drappo, un "tappeto volante" capace di trasportare gli allievi verso nuovi orizzonti artistici e umani". Qui sono cresciuti musicisti, attori, intellettuali e scrittori destinati a lasciare un segno profondo nella cultura italiana. Tra loro Edoardo ed Eugenio Bennato, Roberto Murolo, Roberto De Simone, Luca De Filippo, Peppe Barra, Fausta Vetere, Patrizio Trampetti, Corrado Sfogli, Renzo Arbore, Erri De Luca. "Il maestro Caliendo era con me particolarmente comprensivo, perché si chiamava Eduardo come me, anche se con la U, e nonostante insegnasse canonicamente e rigidamente "chitarra classica", tollerava le mie intemperanze, (che usassi il plettro e non le dita), e che fossi sempre più contagiato dal rock..." spiega Edoardo Bennato. Precisa il fratello Eugenio : "Fa bene Mauro Di Domenico, grande chitarrista scugnizzo, a parlarci di Eduardo Caliendo, il suo maestro, il nostro maestro, che può continuare ad essere maestro dei ragazzi di oggi, e ad insegnare una chitarra classica in equilibrio fra la disciplina, lo studio, il rigore della tecnica e la trasgressione, l'innovazione e la spregiudicatezza del misterioso cammino dell'arte". I fratelli Bennato firmano l'introduzione del volume, il giornalista musicologo Federico Vacalebre ha curato invece la prefazione. "Il libro rappresenta una vera 'restituzione': la memoria di un uomo senza il quale una parte fondamentale della storia musicale napoletana e italiana rischierebbe di andare perduta. Una storia che racconta anche la nascita di esperienze decisive come la Nuova Compagnia di Canto Popolare e Musica Nova, contribuendo a definire il suono di un'intera epoca", sottolinea Vacalebre.
A.Uhm--SG
