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E' stato un medicane. Le osservazioni hanno migliorato le capacità di previsione
All'origine dei lampi gamma gli incidenti cosmici tra getti di materia
Scoperto grazie a 15 anni di dati da radiotelescopi e osservatori spaziali
Ottenuto il primo batterio zombie, vive con il Dna di un'altra specie
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Aiuterà a capire l'universo. Le future applicazioni dalla medicina ai nuovi materiali
A 10,7 anni luce dalla Terra pianeta in grado di avere acqua in superficie
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Apre la strada alla ridefinizione dell'unità di misura del tempo
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L'attuale vitigno del Pinot Nero era coltivato già in epoca medievale
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Scoperti oltre 100 pianeti esterni al Sistema Solare, con l'aiuto dell'IA
Analizzati oltre 2,2 milioni di dati
La fisica Ferlaino entra nell'Accademia austriaca delle scienze
Dirige l'Istituto di ottica e informazione quantistica di Innsbruck
Risolto grazie ai raggi X un mistero stellare vecchio di 50 anni
La sonda Xrism ha svelato che la grande stella gamma-Cas ha una compagna invisibile
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Visto in azione il meccanismo, può diventare il bersaglio per nuove terapie
AC Schnitzer: Quando i tuner di culto tacciono
La fine annunciata di AC Schnitzer entro il 2026 è molto più della scomparsa di un nome noto nel mondo del tuning. È un segnale d’allarme che supera di gran lunga i confini della comunità degli appassionati BMW. Quando un’azienda che per decenni ha incarnato l’elaborazione sportiva di BMW, i cerchi forgiati, gli assetti, gli scarichi e una certa idea tedesca di passione ingegneristica non riesce più a gestire in modo redditizio la propria attività in Germania, il tema non riguarda più soltanto un marchio. Diventa una questione che tocca direttamente il sito industriale e automobilistico tedesco. Per questo AC Schnitzer si sta trasformando in un caso simbolico: un caso che riflette la perdita di competitività, una struttura dei costi sempre più difficile da sostenere e l’impressione crescente che la politica reagisca troppo tardi, con troppa cautela e con un’insufficiente capacità di intervento.È proprio qui che nasce la forza emotiva della vicenda. AC Schnitzer non è mai stata soltanto una fornitrice di componenti. Ha rappresentato una cultura della personalizzazione: vicina al gusto di fabbrica, ma con una spinta più radicale e sportiva. Per molti appassionati BMW, il marchio faceva parte del paesaggio automobilistico tedesco: Aquisgrana, BMW, il richiamo del motorsport, programmi completi di trasformazione, cerchi riconoscibili, componenti aerodinamici, kit di potenza e vetture speciali con una propria identità. In questo senso, la fine di AC Schnitzer non è soltanto una storia di bilanci. È anche la perdita di un frammento di identità industriale.Le ragioni della chiusura sono particolarmente rivelatrici, perché mettono in luce esattamente la catena di problemi di cui l’industria tedesca discute da anni. Al centro c’è una combinazione tossica di costi crescenti di sviluppo e produzione, procedure di omologazione lente, pressione competitiva internazionale e mutamento della domanda. Il punto più pesante è la critica alla durata del sistema tedesco di approvazione. Se i componenti aftermarket arrivano sul mercato molti mesi dopo quelli dei concorrenti stranieri, uno specialista di nicchia perde proprio ciò che conta di più: tempo, visibilità e margine. A questo si aggiungono materie prime più care, tassi di cambio volatili, problemi lato fornitori, dazi su mercati importanti, una domanda prudente e il graduale arretramento del motore termico come cuore simbolico della cultura del tuning. AC Schnitzer non sta quindi descrivendo un problema isolato, ma una concentrazione di carichi strutturali.
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Maybach tra splendore e svolta
La nuova Mercedes-Maybach Classe S è molto più di un semplice aggiornamento ben rifinito di una limousine di lusso già affermata. Arriva in una fase in cui Mercedes sta rafforzando in modo deciso la parte più alta del proprio portafoglio, sta rinnovando profondamente la Classe S e allo stesso tempo sta ampliando Maybach come universo del lusso autonomo, dalla berlina con chauffeur fino al SUV elettrico e alla roadster esclusiva. È proprio questo a rendere il modello così importante. La nuova interpretazione vuole essere più digitale, più personalizzabile e più apertamente lussuosa, senza rinunciare a ciò che costituisce da sempre il cuore di Maybach: silenzio, spazio, comfort e presenza.Già all’esterno questa intenzione è chiarissima. La vettura resta una presenza imponente, con una lunghezza di circa 5,48 metri, ma la scena visiva viene ulteriormente accentuata. La calandra cresce, la luce diventa uno strumento espressivo, gli emblemi Maybach acquistano più risalto e i nuovi cerchi rafforzano l’impressione di autorevolezza. Anche dettagli apparentemente secondari, come le proiezioni luminose in fase di accesso o le sfumature in oro rosa all’interno dei fari, confermano che qui il lusso non è soltanto posseduto, ma deliberatamente rappresentato. Chi preferisce un’interpretazione più scura e teatrale può continuare a trovarla. Non è un design costruito sulla sobrietà, ma sull’effetto controllato.All’interno, Mercedes espone ancora più chiaramente la propria idea di lusso per il 2026. La nuova Mercedes-Maybach Classe S adotta il Superscreen, introduce MB.OS nel mondo Maybach e combina raffinatezza digitale e ricchezza materica. Il vero palcoscenico del modello, però, resta la zona posteriore. Sedili Executive, impostazione pensata per l’uso con autista, abbondanza di spazio, schermi posteriori più grandi e una lunga serie di dettagli comfort trasformano l’abitacolo in un salotto privato su ruote. Allo stesso tempo, Maybach allarga anche la propria definizione di esclusività. La disponibilità di un interno privo di pelle, realizzato con lino e poliestere riciclato, dimostra che oggi il lusso non coincide più soltanto con l’opulenza tradizionale, ma anche con l’intelligenza dei materiali, la qualità tattile e una personalizzazione più contemporanea.
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Mercedes VLE elettrica: Prezzo e prestazioni?
Mercedes non sta semplicemente portando la Classe V nell’era elettrica; ne sta cambiando la natura. Con il VLE, il tradizionale grande veicolo per passeggeri diventa qualcosa di molto più vicino a una limousine su ruote. È qui che si trova il vero significato di questo rilancio. In futuro, Mercedes separerà in modo più netto il VLE, posizionato in un’area vicina alla Classe E, dal VLS, ancora più lussuoso e destinato al vertice assoluto della gamma. Questo nuovo inizio non guarda quindi solo alle famiglie europee o ai servizi alberghieri, ma a un mercato globale in cui i grandi van di lusso sono da tempo diventati simboli di status.Il salto tecnico è coerente con questa ambizione. Il VLE nasce per la prima volta su una piattaforma elettrica dedicata ai van e porta con sé proprio gli elementi che Mercedes vuole associare ai suoi modelli più raffinati: sistema a 800 volt, ricarica molto rapida, sospensioni pneumatiche, asse posteriore sterzante, abitacolo molto più digitale e un interno che vuole sembrare più un salotto che un veicolo da trasporto. Fino a otto posti, zona posteriore estremamente modulabile, tanto spazio utile e una buona capacità di traino servono a dimostrare che non si tratta soltanto di immagine. Mercedes vuole cancellare il vecchio compromesso: fare del VLE insieme una navetta business, un’auto di famiglia, una vettura da viaggio e un prodotto di rappresentanza.Per questo la questione dell’autonomia diventa il vero banco di prova della credibilità. Sulla carta il pacchetto convince: grande batteria, piattaforma elettrica moderna, aerodinamica curata, ricarica veloce e un chiaro tentativo di rendere realmente affrontabili i lunghi tragitti. Tutto ciò rende plausibile il dato ufficiale nel contesto del ciclo di omologazione. Sarebbe però sbagliato leggerlo come una garanzia d’uso quotidiano in qualsiasi scenario. Un veicolo di queste dimensioni parte già da una massa a vuoto molto elevata, e le versioni più pesanti aumentano ulteriormente il peso complessivo. Se poi si aggiungono passeggeri, bagagli, freddo, climatizzazione, cerchi grandi e velocità autostradali sostenute, il valore dichiarato è destinato a scendere. Il VLE non annulla la fisica; dimostra piuttosto fino a che punto la tecnica moderna riesca oggi ad attenuare i limiti classici di un grande elettrico.
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Audi Q9: quanto sarà realistica?
Questo bisogno parte dai fatti. Audi ha confermato il Q9, ma per ora non esistono né un prezzo finale ufficiale né un’autonomia WLTP pubblicata. Nemmeno la gamma definitiva delle motorizzazioni è stata ancora resa nota in modo completo. Perciò alla domanda centrale oggi si può rispondere solo in modo provvisorio: il Q9 non è giustificato di per sé; saranno il suo prezzo finale e la sua utilità reale a dover dimostrare il proprio valore.Il tema dell’autonomia è particolarmente delicato. Se Audi lancerà il Q9 come grande SUV elettrificato o come ibrido plug-in, nel 2026 non basterà un dato semplicemente discreto. In questa fascia il cliente non vuole soltanto una scheda tecnica decorosa e un abitacolo pieno di schermi. Vuole vera usabilità quotidiana, comfort nei lunghi viaggi, una logica credibile tra ricarica e propulsione e la sensazione di non pagare a caro prezzo una tecnologia di transizione.La questione del prezzo è ancora più severa. Nel mondo dei SUV di lusso, una cifra a sei zeri non scandalizza più da sola. Quello che irrita sempre di più, invece, è la sensazione di pacchetti obbligati, optional che fanno impennare il conto e interni la cui qualità percepita non sempre è all’altezza della fattura. Ed è proprio qui che oggi Audi porta con sé un certo peso. Il marchio conserva design, presenza, buona dinamica e ambizione tecnologica. Ma quella sicurezza con cui un’Audi veniva automaticamente associata a una qualità interna superiore non è più solida come un tempo.
Dacia Striker: Bella e robusta?
Con il nuovo Striker, Dacia entra in una fascia di mercato in cui le station wagon familiari europee sono diventate più costose, più pesanti e spesso anche meno riconoscibili. Questo crossover wagon lungo 4,62 metri dovrebbe partire sotto i 25.000 euro ed è stato annunciato nelle varianti ibrida, ibrida 4x4 e GPL. La strategia è chiara: proporre un’alternativa concreta e accessibile rispetto a modelli del segmento C sensibilmente più cari. La presentazione completa è attesa per giugno 2026, mentre l’arrivo commerciale è previsto tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 a seconda dei mercati.Le immagini diffuse finora mostrano bene l’ambizione della marca. Lo Striker non vuole essere solo una vettura pratica con grande capacità di carico, ma un’auto con presenza. La linea allungata e aerodinamica, la maggiore altezza da terra e la silhouette quasi da shooting brake gli danno carattere senza risultare artificiosi. Il frontale molto verticale, la nuova firma luminosa e l’elemento nero che collega i gruppi ottici posteriori dimostrano che Dacia, in questa categoria, non vuole più farsi notare soltanto per il prezzo. Lo Striker appare più deciso, più moderno e meglio disegnato rispetto a molti modelli del passato del marchio.Proprio per questo emerge la domanda decisiva: riuscirà a sostenere sul piano della qualità ciò che promette nel design? Per ora serve prudenza. Il modello è stato mostrato soltanto in anteprima. Le informazioni complete su abitacolo, dotazioni e dati tecnici definitivi devono ancora arrivare. Nel marzo 2026 sarebbe quindi prematuro esprimere un giudizio davvero solido su materiali, ergonomia, isolamento acustico e qualità nel lungo periodo.