Ass. Coscioni, Aborto farmacologico oltre il 50% in 15 regioni
L'indagine su accessi civici. In testa Molise (89%), in coda Friuli-Venezia Giulia (40%)
Il ricorso alla pillola Ru486 per interrompere una gravidanza non voluta è ormai prevalente: supera il 50% in 15 delle 17 Regioni che hanno risposto all'accesso civico con dati completi per il 2024. Ma con grande variabilità territoriale: in cinque Regioni (Molise, Basilicata, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria) va oltre il 70%, con un picco dell'88,7% in Molise, mentre valori più bassi si registrano in Friuli-Venezia Giulia (40,2%) e Marche (41,5%). E il trend è in crescita. Emerge dai dati 2024 e in parte per il 2025, ottenuti dall'Associazione Luca Coscioni tramite accessi civici alle Regioni nell'ambito della campagna "Mai dati". La crescita di aborto farmacologico tra il 2023 e il 2024, indica l'indagine 'Mai dati', è significativa ma disomogenea: la Sardegna ha un aumento di +16,5 punti percentuali, il Veneto +8,7% e la Sicilia +8,2%, mentre Liguria (-6,8%) e Umbria (-4,2%) mostrano una lieve flessione. Complessivamente il Lazio ha il tasso di abortività più alto, con 8,3 interruzioni per 1.000 donne. L'ultima relazione del ministero della Salute sull'applicazione della legge 194 è basata su dati del 2023 e ha visto l'aborto farmacologico (al posto di un'operazione chirurgica) attestarsi al 59% del totale, in aumento rispetto al 52% del 2022. "Questi dati, però, non sono solo vecchi ma aggregati e quindi difficili da analizzare. Di qui la scelta di far ricorso all'accesso civico agli atti, introdotto con il Freedom of Information Act (Foia), ovvero la legge che consente a chiunque di chiedere documenti alla pubblica amministrazione", spiegano Chiara Lalli e Sonia Montegiove, che hanno curato la raccolta. Emergono però, anche dagli accessi agli atti, forti disomogeneità nella disponibilità di informazioni: il Piemonte non fornisce dati validati per il 2023-2025; la Calabria non trasmette dati numerici, la Pa di Trento rimanda alle singole strutture.
F.Cha--SG