'I social potente fattore di diffusione dei disturbi dell'alimentazione'
Psicoterapeuta: "Moltiplicati app per perdere peso, sempre più a rischio anche i maschi"
I social media rappresentano "un potentissimo fattore di diffusione" dei disturbi legati all'alimentazione. Se prima si parlava di siti o blog, che erano più o meno facilmente individuabili, adesso i canali attraverso cui ragazzi e ragazze possono attingere a informazioni riguardo a metodi pericolosi per perdere peso "si sono moltiplicati". E sono alla portata di tutti le app per il conteggio calorico o il dispendio energetico, a cui si somma l'effetto negativo dei social sull'autostima. A rilevarlo è la psichiatra e psicoterapeuta Laura Dalla Ragione in vista del 2 giugno, giornata mondiale di sensibilizzazione sui disturbi alimentari. "Il legame tra disturbo alimentare e il tempo passato sui social media - ha spiegato Dalla Ragione -, è stato oggetto di diversi studi, dai quali emerge che l'uso problematico dei social media è associato a una diminuzione dell'autostima e della soddisfazione, a un cambiamento dell'immagine corporea e a un aumento di sintomi depressivi, l'interiorizzazione di ideali di magrezza, il monitoraggio del corpo. Il tempo trascorso sui social media e lo sviluppo di disturbi appaiono quindi fortemente correlati". L'esperta ha poi sottolineato che è "aumentato moltissimo" il fenomeno dell'autolesionismo nei disturbi dell'alimentazione, presente nel 60% dei casi. Inoltre, il 30% di coloro che hanno distubi del comportamento alimentare sono minorenni, confermando la tendenza all'abbassamento dell'età, e si segnala un forte aumento Nel genere maschile. "Questi disturbi non riguardano più solo il femminile - ha aggiunto - e il 20% per cento dei pazienti tra 12 e 17 anni è costituito da maschi". "Il motivo - spiega Dalla Ragione - è collegato al cambiamento del rapporto con il corpo dei ragazzi, anche per loro diventato un teatro del disagio. Tra il 2020 e il 2021 gli accessi alle strutture di cura territoriali e ospedaliere dei ragazzi è aumentato di 4 volte. Probabilmente il lockdown ha fatto emergere una sofferenza più nascosta, quella maschile".
S.Yang--SG